di Augusto Preta

L'amministrazione Obama ha voluto imprimere una forte accelerazione al dibattito sulla network neutrality, ponendola come una priorità del suo mandato e condividendo le preoccupazioni di chi ritiene che possa esserci un uso discriminatorio della rete.
In questa direzione, recentemente, anche la Federal Communications Commission si è  espressa in favore della network neutrality predisponendo delle linee guida che hanno lo scopo di prevenire discriminazioni da parte degli ISP nei confronti di contenuti e applicazioni terze e assicurare che gli stessi provider rimangano assolutamente trasparenti nella gestione dei propri network. Queste decisioni si aggiungono al Policy Statement del 2005 che prevedeva una serie di tutele per i consumatori collegate alla libertà di accedere a qualunque contenuto legale su Internet, tramite qualunque dispositivo e qualunque applicazione e servizio e il diritto alla concorrenza tra i network provider, application e service provider e content provider.
Fine ultimo è quello di assicurare che la rete sia una piattaforma aperta a concorrenza e innovazione.
Il dibattito sulla network neutrality riflette la preoccupazione che un operatore di rete possa mettere in atto comportamenti discriminatori e anticompetitivi relativamente a pacchetti IP associati a specifici servizi, applicazioni, origini, destinazioni o devices.
La discriminazione, così come l’abuso del potere di mercato e l’errata applicazione del concetto di mercato a due versanti, possono costituire una minaccia alla network neutrality.
Ad esempio, nel caso dei mercati a due versanti, le relazioni economiche esistenti si traducono spesso in strategie diversificate: il prezzo di un prodotto/servizio non è direttamente correlato al costo ma determinato da fattori legati alla domanda.
In altre parole, quello che in un mercato convenzionale può apparire come un comportamento anti-competitivo – prezzo predatorio - , nel mercato a due versanti si trasforma invece in prezzo pro-competitivo, rappresentando un importante elemento della strategia della piattaforma che collega i due versanti del mercato. Tuttavia anche l’adozione di questo tipo di pratiche determina delle evidenti criticità laddove ci troviamo in presenza di un operatore con potere di mercato.
In Europa, nel caso del BBC iPlayer, Il dibattito sulla network neutrality si è soffermato sulla legittimità o meno di far pagare alla BBC un costo per il traffico elevato generato dall’iPlayer e, più in generale, di far pagare, a discrezione dell’ISP, la distribuzione di alcuni contenuti presenti online in misura maggiore rispetto ad altri.
Il caso solleva questioni sia orizzontali che trasversali che l’Ofcom ha affrontato riconoscendo il rischio che un operatore di rete possa in qualche modo tentare di ottenere profitti da fornitori di contenuti o di applicazioni con cui non ha nemmeno un rapporto commerciale diretto.
Mentre in Europa si dibatte su come affrontare il problema della network neutrality, ovvero se sia il caso di regolamentarla o, come sembrerebbe oggi prevalere, di puntare sulla concorrenza e sulle capacità del mercato di auto-regolarsi, negli Stati Uniti ciò non si ritiene sufficiente, laddove si denuncia il limite del diritto della concorrenza di entrare in gioco solo dopo che la violazione è stata commessa. Troppo tardi, a giudicare dai recenti casi che hanno coinvolto operatori come Comcast, uno dei principali fornitori di banda larga negli Stati Uniti, accusato di bloccare l’accesso alla propria rete ad applicazioni concorrenti, ovvero di pratiche che, se verrà confermata l'impostazione dell'FCC, non saranno più possibili.

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